Nov23

I Mercoledì con la Venice Design Week: Carlo Montanaro

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I Mercoledì con la Venice Design Week: Carlo Montanaro
Il secondo appuntamento de I Mercoledì con la Venice Design Week vede come interlocutore Carlo Montanaro, ex-direttore dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, nonchè critico cinematografico e regista.

Intervista a cura di Giuliana Tammaro.

Buona Lettura!
1) Veneziano di nascita, cos'ha significato per lei dirigere l'Accademia di Belle Arti di Venezia?

Una grande emozione con un alto grado di incoscienza.
Da un lato perché guardando seriamente  all’indietro ci sarebbe da farsi tremare i polsi. Ma dall’altro motivato da una profonda indignazione per come lo Stato e la Città guardano a questa scuola che ha certificato il divenire dell’arte veneziana (Biennale compresa) a partire dal 1750.
Indignazione che non ha modo di rientrare se consideriamo la pseudo riforma che ha posto Accademie e Conservatori nell'ambito universitario senza però l'autonomia e i finanziamenti adeguati.

E se consideriamo, a Venezia, proprio i primi anni del III millennio, con le figlie che si mangiano la madre: Architettura diventata IUAV che, uscita nel 1926 dall’Accademia, ha fondato nuove facoltà “fotocopia” degli specifici dell’Accademia giocando sul fatto che la riforma latitava e che, pur essendolo a tutti i livelli, burocraticamente l’Accademia non entrava nel novero delle “università”; le “Gallerie” che,  figlie nell’’800 del buon senso degli allora responsabili della scuola, sono state legittimate ad allargarsi  - ma per quanti anni ancora si lavorerà? Nessuno è responsabile di questo ritardo del restauro che sta diventando “storico”? Tra poco il cantiere sarà notificato… - dopo aver costretto l'istituzione-madre a traslocare in un sito insufficiente alla bisogna e mal restaurato.

2) In questi ultimi anni stiamo assistendo all'esplosione di molteplici realtà indipendenti, sia nel contesto culturale veneziano che, ampliando lo sguardo, in quello italiano.
Qual è la sua interpretazione in merito a questo fenomeno vero e proprio che sta interessando ormai anche stampa ed istituzioni?


Magari si potenziassero ed esplodessero ulteriormente.
Vorrebbe dire che l’imprenditoria privata anche artistica ha forze e trova risorse atte alla autodeterminazione.

Ma in tutta sincerità io non noto questo boom “indipendente”. Mi pare che i privati che agiscono in autonomia lo fanno solo se sono, economicamente, talmente forti da far dubitare della loro capacità illuminata che un tempo nascondeva le azioni dei cosiddetti mecenati.

Io trovo invece che Venezia mai come ora sia “usata” in sé e nelle prestigiose istituzioni che ospita, per un tornaconto privatistico che poco o nulla ha a che spartire con il concetto più ampio di “cultura”. Ci sono scelte sbagliate e poteri forti che gestiscono denaro, istituzioni e perfino  le aperture pubbliche verso i giovani.

Succubi di un turismo tra il becero e il prepotente i veneziani assistono impotenti alla concretizzazione di scelte operate altrove e spacciate come progetto culturale autonomo.

E il salto di almeno una generazione tra le potenzialità dei giovani emergenti esclusi dai posti di responsabilità peserà moltissimo nel futuro prossimo.

3) Durante l'incontro nel contesto della Venice Design Week, insieme a Lucio Bonafede, ha affrontato il tema complesso dell'intreccio tra cinema e design attraverso la costante del tempo inteso come traduzione del pensiero progettuale.
Secondo lei quanta importanza ha il tempo (operativo-non operativo) e la sua relativa gestione nel lavoro di un designer?


Io ho sempre suddiviso la creatività tra intuizione e consapevolezza.
L’intuizione è geniale ma alle volte casuale. Non razionalizzata e consapevole serve a poco nel senso che si esaurisce in un atto che alla fine può diventare addirittura fine a se stesso, gratuito.

La consapevolezza, invece, appunto, traduce in progetto l’idea primigenea che qualche volta si materializza non cercata da parte di quanti si mettono nella condizione di lasciarsi prendere.

Credo che questo avvenga nella scrittura, nella creazione artistica, nella musica, nel cinema, nelle arti così come nel design.

E in tutte queste fasi del dispiegamento dell’umano ingegno il tempo ha una importanza relativa perché se “intuire” è istantaneo, “razionalizzare” “organizzare” “progettare”, invece, può voler significare tempi dilatati. Soprattutto quando per giungere a conclusione della progettazione deve subentrare quella fase industriale che rende “redditizio” qualsivoglia lavoro che preveda, dopo il pensiero creativo, uno stanziamento che comporti un guadagno.

Nel ciclo economico-industriale il “tempo”, ovviamente, è fondamentale per la programmazione del ricavo indotto. E questo può definire situazioni di routine che possono abbassare la qualità della creatività. Ma se un “prodotto” dev’essere “produttivo” (sembra ma non è un gioco di parole) e “vincente” almeno nella fase dell’ideazione non ci devono essere modalità capestro nella gestione del tempo.
O non ci “dovrebbero” essere…

Leggi anche l'intervista a Officine Panottiche+Nuovo Studio!

www.designweek.it

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